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Casa Ruda

Casa Ruda

Antiche macine

Il vento soffia leggero tra le morbide colline della Trexenta. Accarezza le distese dorate di grano e le chiome degli ulivi millenari, si insinua tra le stradine e le case basse di Suelli, dà voce alle leggende e alle memorie di questo piccolo paese della Trexenta. Nei piccoli paesi, si sa, il tempo scorre più lentamente. Anzi, a volte pare proprio che si sia fermato. Il presente si mescola al passato, la leggenda alla realtà, si perde il senso dell'ieri e dell'oggi. Dev'essere per questo che a Suelli si respira un'aria di "c'era una volta" e la gente, le case, sembrano vivere uno spazio temporale senza contorni. Come se fossero ancora realtà, e non preistoria, i primi antichi abitatori, che quattromila anni fa popolarono di misteri numerosi nuraghi e gli affascinanti complessi megalitici disseminati nei dintorni. Come se fosse ancora presente la venerata figura di Giorgio, vescovo e santo, che alle soglie dell'anno Mille, mentre tutti temevano la fine del mondo, predicava la fede e la pace: a lui è dedicata la bella chiesa primaziale, col suo splendido retablo cinquecentesco.

Così è anche per Casa Ruda. Varcando il bel portale che ne rappresenta il simbolo si ha la dolce sensazione di un salto all'indietro nel tempo, a quel 1500 in cui i Ruda giunsero dalla lontana Catalogna per insediarsi nei territori dei Campidani, di cui sarebbero poi diventati conti e baroni. Sembra di sentir risuonare, nel palazzotto patrizio arredato con mobili d'epoca e impreziosito da pareti affrescate e soffitti in legno, la voce del barone e i canti della servitù. Nei cortili aleggia la placida atmosfera del lavoro domestico e contadino. Sferraglia la carrozza del padrone, cigola l'antica macina delle olive, nitriscono i cavalli nelle stalle, i magazzini odorano di granaglie e le cucine di buon pane fresco. Nei giardini interni si innalzano le rare stele medioevali, risalenti alla prima cristianizzazione dell'isola (VII e VIII secolo), uniche in tutto il bacino del Mediterraneo, recanti simboli e raffigurazioni sacre di origine bizantina e longobarda. In un locale dalle alte volte, simile ad un'antica chiesa romanica, sono esposti rari documenti storici, antichi libri, vecchi oggetti preziosi, curiosità d'altri tempi.

Il paese di Suelli, situato a 42 chilometri da Cagliari, è facilmente raggiungibile tramite le strade statali 131 e 128, oppure per ferrovia, con le linee turistiche del Trenino Verde. Quello che oggi appare come un piccolo ed ameno villaggio collinare, è stato per lungo tempo un importante sede episcopale, come ancor oggi testimoniano la cattedrale e il santuario intitolati a San Giorgio, vescovo di Suelli vissuto nell'anno Mille. A lui è dedicato il notevole retablo cinquecentesco, opera di Pietro e Michele Cavaro, che si osserva all'interno della chiesa. I numerosi ritrovamenti di età neolitica, così come i venti nuraghi presenti sul territorio, tra i quali il maestoso Piscu, documentano la continua frequentazione della regione, nota in età imperiale, per la sua fertilità, "come il granaio di Roma".